Alla fine degli anni '60 appariva ormai evidente l'accrescersi della minaccia costituita dai missili controcarro con testata ad energia chimica che andava ad aggiungersi a quella classica costituita dai proiettili ad energia cinetica. I nuovi proiettili, disponibili in grandissime quantità e che diedero per la prima volta esempio della propria capacità nella guerra arabo-israeliana del 1973, costituivano una seria minaccia per i carri anche a causa della concezione progettuale allora in voga che privilegiava la manovrabilità rispetto alla corazzatura (con l'unica evidente eccezione dell'inglese Chieftain). Da questo pericolo non era esente il Leopard 1 per cui il Ministero della Difesa Tedesco diede incarico alla ditta Blomh & Vöss di iniziare lo studio per un nuovo tipo di corazze addizionali da montare sulle versioni dotate di torretta ottenuta per fusione (A1, A2 e successivamente A5). Per quelle dotate di torretta ottenuta per saldatura (A3 ed A4) tali maggiori capacità di resistenza furono invece introdotte già in sede di progetto.
Concettualmente le nuove corazze si rifacevano a quelle già montate dai
carri tedeschi durante la 2^ Guerra Mondiale ed applicavano il concetto secondo il quale
la detonazione del proiettile ad energia chimica ad una certa distanza dalla torretta
avrebbe impedito la formazione di un dardo incandescente in grado di perforare la corazza
principale.
Le corazze progettate dalla Blomh & Vöss, designate dai tedeschi TPZ
(Turmzusatzpanzerung), sono costituite da una serie di elementi che avvolgono interamente
la torretta essendo essa considerata la parte più esposta al tiro nemico.
Il kit per il Leopard 1, pesante circa 900 kg, è composto da 16 elementi così distinti:
- un elemento in acciaio balistico per la protezione dello scudo del
cannone;
- tre elementi laterali per ogni lato costituiti da una lamiera in acciaio forata
ricoperta di gomma, distanziata di circa 10 cm dalla torretta. Alcuni di questi elementi
riportano i fori per i lanciafumogeni e per lo sportello sinistro d'espulsione dei
bossoli;
- due elementi posteriori per ogni lato di tipologia analoga ai precedenti ma di spessore
inferiore;
- cinque elementi superiori posti alla distanza di 3 mm dalla corazza principale.

Foto: www.panzer-modell.de
(si noti sullo scudo del cannone la presenza contemporanea della piastra per il
montaggio del visore passivo PZB-200 e degli attacchi per il normale proiettore a luce
bianca/IR. Tale conformazione è presente anche sui carri italiani)
L'elemento anteriore e quelli laterali sono collegati alla torretta tramite dei supporti elastici che consentono una rapida sostituzione del pezzo qualora risultasse danneggiato dal fuoco nemico. Gli elementi posteriori sono invece semplicemente agganciati ai cesti portaoggetti così come quelli superiori lo sono al cielo della torretta.

Foto: www.panzer-modell.de
Le corazze Blomh & Vöss hanno la caratteristica principale di essere modulari e di poter essere prodotte in varie forme in modo da adattarsi a diversi veicoli. Oltre al Leopard 1 l'Esercito Tedesco le ha montate anche sui veicoli:
- cacciacarri Jagdpanzer Rakete Jaguar 1. Si tratta di un semovente
cacciacarri armato inizialmente con due lanciatori per missili controcarro francesi SS-11
aventi gittata da 500 a 3.000 metri e successivamente modernizzato con l'adozione del
sistema missilistico HOT (High-subsonic Optically-guided Tube-launched con gittata da 75 a
4.000 metri.
- cacciacarri Jagdpanzer Rakete Jaguar 2. Analogo al precedente ma dotato del sistema
missilistico TOW (Tube-lauched Optical-tracked Wire-guided).
Nelle foto seguenti un semovente Jaguar ceduto dall'Esercito Tedesco a quello austriaco, dotato delle corazzature della Blomh & Vöss appositamente prodotte per questo veicolo.
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Negli anni '80 l'Esercito Tedesco ha equipaggiato con le nuove corazzature 1.845 Leopard, 316 semoventi Jaguar 1 e non meno di 160 semoventi Jaguar 2 mentre l'Esercito Olandese ha ordinato 497 kit per i propri Leopard.
Nel medesimo periodo anche l'Esercito Italiano si interessò alla possibilità di dotare la propria flotta di Leopard 1 queste nuove corazze ed a questo scopo acquistò quattro kit che vennero montati su altrettanti carri. Peraltro i kit italiani erano composti dal solo elemento montato sullo scudo e dal primo montato su ciascun lato della torretta. Dopo svariate prove, che videro anche la partecipazione di uno di questi carri all'esercitazione "Display Determination" dell'ottobre 1982, si decise però di non procedere con l'acquisto dei kit per cui le corazze non fecero ingresso in Italia se non dopo l'acquisizione delle torrette A5.
Oggi uno dei quattro carri utilizzati a fini sperimentali è conservato presso il Museo dei Carri all'aperto sito nella caserma "Babini" di Bellinzago Novarese, sede del 4° Reggimento Carri. Il carro, cui si riferiscono le foto in basso, risulta privo dell'elemento frontale e presenta una curiosa colorazione nera degli elementi laterali sicuramente così dipinti al momento dell'esposizione (originariamente avevano lo stesso colore del carro). Degli altri tre carri almeno uno montava anche le protezioni laterali per il treno di rotolamento.
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Nelle foto seguenti, cortesemente concesse dal sito www.panzer-modell.de, sono rappresentati alcuni particolari delle corazze Blomh & Vöss montate su di un Leopard dell'Esercito Tedesco.
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Due altre immagini delle corazze questa volta installate su di un Leopard 1A2 appartenuto all'Esercito Tedesco ed ora conservato al Museo Militare di Dresda. Si noti sopra lo scudo del cannone la protezione metallica del visore passivo PZB-200 (Passive Ziel- und Beobachtungsgerät) in sostituzione del classico proiettore a luce bianca/IR.
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