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Sottotenente
Carrista |
Con la ferma determinazione di sacrificarsi con il suo
plotone carri armati, per impedire al nemico lavvolgimento e la distruzione di una
nostra colonna celere, sosteneva durante tre ore lurto di soverchianti forze
corazzate avversarie, ne frenava lo slancio e ne disordinava la manovra, infliggendo
allassalitore durissime perdite. Anche dopo che quattro dei suoi mezzi, gravemente
colpiti avevano dovuto abbandonare la lotta, restava con due soli carri sul terreno del
combattimento e fronteggiava almeno venti carri nemici con sì disperato coraggio,
da riuscire ad intimidire lavversario e farlo deviare verso altri settori del nostro
dispositivo. Essendo stato colpito il carro del comandante della compagnia che,
immobilizzato, serviva da facile bersaglio al tiro dei cannoni inglesi, dopo aver
constatato il fallimento di alcuni tentativi di ricupero del carro stesso, divenuto
gloriosa tomba di eroi, decideva di tentarne il rimorchio. Mentre scendeva dal suo carro
per agganciare il cavo, una cannonata gli sfracellava la gamba destra. Vincendo con ferrea
volontà latroce dolore, si dirigeva appoggiandosi su una sola gamba, verso il carro
da agganciare, quandò una seconda cannonata colpiva in pieno il motore del suo carro
immobilizzandolo ed impedendo a lui di condurre a termine la temeraria, generosa missione
volontariamente assunta. Raccolto e tratto in salvo, al suo comandante di battaglione che
gli rivolgeva parole di commosso plauso, rispondeva con romana fierezza: « Coraggio,
signor maggiore, anche con una gamba di meno si può fare il carrista ». |