SCATOLETTE ESPLOSIVE


Il tempo passa e così anche la naja. Dopo altri turni, tornai finalmente al deposito da "vecchia montante", cioè la generazione di sottotenenti che sta per essere la più anziana in servizio. Roba di responsabilità, insomma. Trovai insieme al primo, un nuovo sergente. Questo significava che il primo stava per essere promosso sergente maggiore e entrare così nel servizio permanente effettivo, il secondo, dopo qualche mese di affiancamento, per fare esperienza, avrebbe preso il suo posto. Le "mute" giravano come orologi svizzeri (o come carristi italiani), le ispezioni pure. Ostentavo indifferenza per i militari che cercavano un po’ di riposo nei prati lì intorno, visti gli impegni cui erano stati sottoposti nelle settimane precedenti e alzavo il viso per sentire il sole in faccia. Quelli dei campi, delle polveriere, dei servizi fuori della caserma, sono i momenti più belli; non c'è da scovare la classica foglia secca in piazza d'armi. Un vecchio proverbio dice: "dietro ai cannoni, davanti ai muli e lontano dai superiori". Filosofia da anfibi e gavetta, hai detto niente! Fuori, il sergente "giovane" bruciava e rimestava un mucchio di rifiuti. Rientrai nel corpo di guardia.
Sfogliavo e controllavo i registri, quando: PAM!
Un rumore d'anfibi annunciò la faccia di uno dei miei sulla porta:
- Tenente!! Venga subito! Il sergente è ferito! È scoppiata una scatoletta di tonno!
Le esplosioni, anche piccole, sono una cosa molto pericolosa in polveriera, soprattutto se possono dare seguito ad un incendio. Schizzai dalla sedia prima di aver sentito tutta la frase sconclusionata.
Fuori si stava formando il solito capannello di gente, da lontano arrivava di corsa il maggiore. Davanti al mucchio dei rifiuti, fumanti, stava steso supino, colle braccia aperte, l'artificiere. Un rigagnolo di sangue gli solcava la fronte. Qualche metro più in là, a 120°, una scatoletta arrugginita di tonno. E così aperta dava l'idea di un sorriso crudele.
Tutti i presenti confermarono il fatto. La scatoletta, esplodendo, era schizzata in aria e il malcapitato era stato colpito in pieno.
Non ci fu il tempo d'interrogarsi sulla cosa, perché la tensione fu spezzata dal sergente che faceva per rialzarsi; un bicchier d'acqua arrivato in fretta confermò che della ferita era rimasta solo la paura. Rimaneva il mistero.
Che non rimase tale a lungo, perché il solito militare, impunito, penso bene di scostare col piede qualsiasi oggetto che lo incuriosisse nel mucchio. E trovò una bomboletta spray. Avete presente, "non avvicinare a fonti di calore"? Era stata quella ad esplodere e per fatalità lo aveva fatto sotto a una scatoletta di tonno.
Tutto è bene quel che finisce bene; quindi, mentre ricomparivano i sorrisi e pure qualche battuta, fra me e me riflettevo. E se uno dovesse scrivere il rapporto?
"Perseverando nel servizio rimaneva colpito dall'esplosione di un deodorante spray.." no, allora, "offertosi volontario per bruciare dei rifiuti, veniva ferito…", nemmeno, "… rimaneva ferito in servizio, fulgido esempio di virtù militari…", neppure.
In realtà, c'è il caso che, a furia di maneggiare tritolo e bombe inesplose, non facciano più caso alle cose normalmente innocue, e un po’ è anche a causa nostra, visto che lo fanno per noi.
Per negarlo, ci vorrebbe un fegato più grande di quello che serve a disattivar bombe. L'importante è che ce ne ricordiamo sempre.

Bricchetto