CARRI, UOMINI, AZIONE
E lalba, il carro sul quale ci troviamo è quello del comandante del plotone. E un tenente, vicecomandante della compagnia. Il plotone di cinque carri lo segue in linea di fila, le bocche da fuoco sono brandeggiate a dovere, ognuno tiene il proprio settore sotto osservazione, copertura su 360°, laria è elettrica. Il traffico radio tra i carri è inesistente, il silenzio verrà rotto solo per casi estremi e le comunicazioni verranno fatte mediante un codice semplice ma impenetrabile che è frutto dellaccordo tra gli uomini del plotone. Linterfono invece funziona continuamente, il capocarro dà istruzioni al pilota sulla direzione e sullandatura, parla con il cannoniere, lo prepara allacquisizione degli eventuali bersagli, il servente osserva il terreno circostante alla ricerca di ogni minimo segno di vita. Siamo in poligono, è novembre inoltrato, il cielo è coperto e laria è fredda ma non troppo. In Sardegna linverno è mite, il terreno è vario, saliscendi rapidi e brevi spianate.

Movimenti rapidi, si sfruttano gli avvallamenti per osservazioni a
torretta sotto e poi via un nuovo balzo. Una ripida, intendo veramente ripida, salita si
para di fronte al plotone, il terreno è fangoso (nessun mezzo ruotato e nemmeno un uomo a
piedi potrebbero affrontare lerta coperta da 50/60 centimetri di fango, per i
carristi è diverso naturalmente) il capofila attacca la salita. Circa a metà il carro
inizia lentamente a scivolare sul fango, i cingoli mordono e macinano inesorabilmente fino
a trovare il duro. La salita riprende, arriviamo alla cresta, la superiamo di slancio e
giù a capofitto. Limperativo è non farsi scorgere. Pezzi di terriccio e schizzi
d'acqua volano dappertutto e ogni tanto si devono ripulire dal fango gli occhiali. Vediamo
i bersagli, tutto si fa frenetico: BERSAGLIO NATURA DELLO STESSO DISTANZA
MUNIZIONAMENTO. DIREZIONE E VELOCITÀ DI APPROCCIO. Conferma del
cannoniere, conferma del servente, la culatta scorre sul pugno chiuso, lHEAT è in
camera.
FERMA!
FUOCO!
La culatta si apre, il bossolo è viola per il calore, un puzzo di
ammoniaca invade lo scafo e fora le narici, il ventilatore ronza. Un altro colpo è in
canna, si chiude la culatta.
FUOCO!
Nuova espulsione, questa volta il bossolo rimane per metà fuori della culla. Il
rischio è che larretramento della culatta lo deformi e provochi danni, guanto di
amianto e bossolo sul pavimento. Ci vuole più tempo a raccontare che a fare, tutto si
svolge in fretta, anche gli altri carri fanno fuoco e danno conferma via radio del loro
operato. Si susseguono le istruzioni impartite con rapidità e i colpi che le seguono.
Siamo ormai sopra il bersaglio, o meglio quello che ne resta, il servente innaffia con la
coassiale, mentre il cannoniere continua a tenere il dito sul grilletto e il capocarro
osserva la zona. Sindividua un avvallamento e ci si ferma per fare rapporto.
Dico solo che TUTTI i colpi sono andati a segno a partire da 1800 metri fino al
momento in cui i bersagli sono stati travolti. Seguono osservazioni, commenti e sfottò,
nessuno dei ragazzi avrebbe rinunciato ad una giornata così, non mi ricordo un ammalato
da settimane. Dentro gli scafi lodore della combustione è ancora forte ma il fumo
va via subito, lottone ha riacquistato il suo colore normale ed è possibile
toccarlo a mani nude, i motori girano più sommessamente dopo il frastuono di poco fa. La
cosa che colpisce sempre in questi casi è che il rumore dei colpi in partenza quasi non
si sente, solo la compressione dellaria ti dà lidea di quello che accade e
poi mi scopro affascinato a guardare il tracciante che si allontana fino a dissolversi in
una nube pensando che effetto può fare prenderle anziché darle.
Sembra ieri.
Giacomo.